Una biografia, narrata nel libro Itala di Salvatore Vernaci, che mi ha colpito molto è quella di Stefano Bòttari.

Mi ha colpito in quanto l'omonimia si è accompagnata ad una somiglianza caratteriale:

«Tuttavia era evidente la sua bontà, aperta alla fiducia verso gli altri, e perciò spesso soggetta, sconsolatamente all'amarezza delle delusione

 

Stefano Bottari

 

E' nato il 6 marzo 1907 a Fiumedinisi da Letterio e da Cicala Girolama.
Morì a Bologna l'11 febbraio 1967.

Fu molto legato ad Itala oltre che da rapporti affettivi di parentela, da rapporti di ricerca e di studio.
Ha conseguito la laurea in Lettere il 5 novembre del 1931 nell'Università agli Studi di Catania svolgendo una tesi sulle Rime di Michelangelo.
In precedenza aveva pure frequentato il corso propedeutico agli Studi di Architettura presso l'Università di Messina ed eseguito numerosi rilievi di monumenti medioevali della Provincia di Messina allo scopo di intraprendere lo studio sistematico della Storia dell'Architettura.

A partire dall'anno accademico 1935-36 venne nominato Professore Incaricato di Storia dell'Arte Medioevale e moderna presso l'Università di Messina.
Un incarico analogo, a partire dall'a.a. 1937-38, gli fu conferito per la facoltà di Lettere dell'Università agli Studi di Catania.
Nel 1939 ottenne la cattedra di Storia dell'Arte Medioevale e moderna a Messina. Stesso incarico ricoprì a Catania e dal 1957 nell'Ateneo di Bologna.

«Non potrò ricordare nella sua tonalità l'Uomo, non solo perché non lo conobbi, ma anche perché la sua umanità fu più vasta e complessa di quanto io - forse non soltanto io - non pensassi. Tuttavia era evidente la sua bontà, aperta alla fiducia verso gli altri, e perciò spesso soggetta, sconsolatamente all'amarezza della delusione; la sua generosità, pronta a dare, e tuttavia non scompagnata da una vera sete di giustizia nel rapporto umano, di cui sentiva quindi con accoratezza disarmata e commovente tutti gli scompensi; la sua carica inesausta di ottimismo, rinascente dopo ogni sconforto, proprio perché radicata in una qualità di natura e in una scelta capitale di filosofia.
Insieme a quelle più specificamente intellettuali, queste doti furono alla base anche della sua opera».

Delle sue opere che sono moltissime, le più importanti da ricordare sono:

il Duomo di Messina, 1939;

Frammenti figurati in gesso di arte arabo-normanna rinvenuti in Itala, 1931;

La critica figurativa e l'estetica moderna, 1935;

Storia dell'arte I, l'arte classica e medioevale, 1937;

Chiese Basiliane della Sicilia e della Calabria, 1939;

Antonello da Messina, 1939 e 1953;
Il suo appuntarsi precoce verso la persona altissima di Antonello, ricerca e meditazione cui non è bastata una vita, ebbe un doppio movente: l'uno era anche affettivo. Scriveva infatti nella premessa del 1939: «... io ho amato, lungamente amato, il mio artista, che primo si presentò al mio ingenuo spirito di studioso e di critico» ma l'altro movente era il suo spontaneo tendere al colloquio con i valori più alti, in quel risalto monografico cui si svolge anzitutto la filosofia e la metodologia dell'idealismo crociano.

Il linguaggio figurativo, 1940;

Storia dell'arte Italiana, vol I e II;

Michelangelo, 1941;

I Mosaici della Sicilia, 1943;

Pittura del 400 in Sicilia, 1954;

L'arte in Sicilia, 1962;

Saggi su Nicola Pisani, 1969;

Fu fondatore della rivista «Arte critica e Moderna».