La caccia alle streghe

di Enrico Galavotti

 

 

Oggi sappiamo che le pratiche magiche altro non erano che una forma di conoscenza di un patrimonio di tradizioni popolari risalente all'antichità classica e che nel corso del Medioevo si era tramandata oralmente e anche in virtù dei testi magici greci e orientali, tradotti in latino dagli arabi.

Il nocciolo della stregoneria era costituito dalla magia naturale basata su erbe, minerali, animali, a fini medici o di potenziamento delle capacità naturali. Molto importanti erano anche le conoscenze di tipo astrologico (cfr. E. Garin, Lo zodiaco della vita, Laterza, Roma-Bari 1982).

Molte donne cominciarono a servirsi in maniera eversiva delle loro conoscenze quando, in concomitanza con la crisi delle istituzioni feudali, videro che esisteva la possibilità di mettere in discussione il loro tradizionale e plurisecolare ruolo di sudditanza. Tuttavia, magia e stregoneria si risolsero in un'aperta ricerca di affermazione personale nell'ambito della mera devianza, non riuscirono a confluire nel più vasto movimento di opposizione al papato costituito dalla Riforma, che anzi combatté questi fenomeni con non minore intensità delle gerarchie cattoliche.

La chiesa romana ha lungamente tollerato questi fenomeni al fine di favorire un'integrazione senza scosse della vecchia tradizione pagana nel nuovo corpo dottrinale cristiano, a condizione ovviamente che non si mettesse in discussione l'ordine costituito e che si facesse risalire a Dio il controllo di ogni fatto magico.

Gli stessi intellettuali medievali non erano esenti dal credere, con più o meno convinzione, in questa o quella verità astrologica, o addirittura in alcune tradizioni magiche. Raramente nel Medioevo si è parlato di "stregoneria" (si preferiva usare il termine "magia") e comunque nessuno ha mai messo in relazione la stregoneria col Sabba, cioè i rapporti col demonio.

Gli episodi di persecuzione erano casi isolati, dovuti per lo più a motivazioni di ordine personale. E' vero che p.es. l'astrologo Cecco d'Ascoli fu arso vivo come eretico nel 1327, ma finito l'episodio, cessava anche la persecuzione.

Viceversa, nel Rinascimento tre grossi centri di potere: lo Stato, la chiesa e la scienza considerano la magia pericolosa e la equiparano alla stregoneria.

Gli Stati, perché essendo autoritari e centralizzati, politicamente e ideologicamente, volevano porre sotto il loro controllo tutte le comunità autonome e i fenomeni che potevano configurarsi come irregolari. La Spagna invero concentrò la repressione antiereticale contro ebrei e mori, ma la Francia e l'Inghilterra contro le streghe alleate del diavolo. Il re Giacomo I Stuart scrisse persino un trattato di demonologia nel 1597 e la sua legge del 1604 condanna a morte le streghe per fellonia.

In Francia, nel 1580, Jean Bodin aveva pubblicato De la demonomanie des sorciers, in cui accusava di stregoneria persino Pico della Mirandola. E' proprio il Bodin teorico dello Stato di diritto, che in Francia pose le basi giuridiche per bruciare le streghe legittimamente.

Quanto alla chiesa, le motivazioni per scatenare persecuzioni di massa contro le streghe vanno cercate proprio nella sua progressiva dissoluzione. Fu la Riforma che obbligò il papato a cercare un nemico esterno contro cui deviare le critiche radicali che da più parti gli venivano mosse. Nulla di meglio della stregoneria, paganeggiante, individualista in campo religioso, insofferente al dogmatismo. La bolla contro la stregoneria di papa Innocenzo VIII fu in realtà il pretesto per combattere gli eretici protestanti.

I protestanti furono ancora più spietati dei cattolici, in quanto vedevano nella magia e stregoneria l'incarnazione dell'idolatria, della ritualità, della superstizione. Lutero attaccò duramente gli astrologi e dichiarò che le streghe andavano bruciate vive. Lutero

 

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